Questo giro chiudo io, dopo le dolcezze e le emozioni postate da tutti gli altri. Credo sarò più lunga anche del Nik, ma la mia capacità di sintesi è pari a quella di una pecora che salta lo steccato.
Il meet up per me è cominciato settimane prima, con una mail a Batchiara in cui mi offrivo volontaria per creare la grafica e tiravo, come mi è inevitabile dato che non voglio certo campar cent’anni, le prime considerazioni di carattere pratico:
“Per il file con i dati non riesco a trovare l’accesso. Sono troppo imbecille per far parte dell’organizzazione per cui lascia perdere e non farmelo aprire. Ho la sensazione che non sarà un mini-meet up, ma un meet up in piena regola. Prevedo un’adesione di almeno 30 se non 40, rischiamo di esser più vasti del Modena (vero è che poi ci sarà chi si tirerà indietro, ma è altrettanto vero che tantissimi tumbleri sono in sede a Milano) […] Il simbolo del meet up se volete posso farlo io: se avete altri grafici migliori ovviamente cedo il posto. Per realizzarlo mi serve quello che avete usato come avatar (Magritte col Duomo in faccia)”
A cui ho ricevuto in risposta il link di gestione del tumblr e, la settimana successiva, una volta prodotto il logo e cominciato a raccogliere gli avatar dei presunti partecipanti, una frase conclusiva di una mail di Batchiara ( […] “per il resto io lascerei la Little allo stato brado, che tanto fa tutto bene e incassa anche i complimenti di Nikink” […] )
mi incoronava a pieno titolo assistente (psicologicamente interdetta) all’organizzazione del Meet up.
Il resto, come si suol dire, è storia.Sto scrivendo il mio resoconto come se parlassi di lavoro perché le ragioni del cuore potrebbero rendere illeggibile questo post. In quelle settimane, tutte le persone che mi erano accanto mi hanno detto, ri detto e stra ripetuto gran parte di quel lavorio “non era necessario”. Ma nella mia testa e nel mio cuore lo restava: della mia sociofobia siete tutti al corrente, di come il lavoro mi aiuti a spazzarla via pure.
La verità è che io non pensavo di farcela, non ho mai creduto nemmeno per un istante di riuscire ad organizzare una cosa così grande, gestire così tante persone in una città caotica e tutto sommato ostile come Milano… Eppure.
Ho usato il cuore per portare nella realtà la fantasia.
Ho immaginato voi tutti giocare con gli adesivi, pensando al Fotonico e al suo vizio di rispondere “Io ti follo” anche ai passanti, come se per poche ore potessimo tutti ritornare bambini: ho pensato al Duomo da usare come lecca-lecca nelle foto dei partecipanti, e ho sfracellato Dielle con questo pensiero (adesso, quando la poverina passa di fronte al Duomo, secondo me distoglie lo sguardo): ho scritto e cambiato post con una velocità tale da sospettarmi schizofrenica: ho sbagliato l’html e supplicato Byronic di salvarmi dai titoli che saltavano in giro per la colonna come cavallette impazzite. Ho stampato più di cento fogli di nascosto dal mio capo. Ho fatto aspettare il mio lavoro per ore, io sempre così responsabile ed accurata (la mia assistente: “Chini speriamo che questo raduno finisca presto perché qui in ufficio non ti si riconosce più). Ho ragionato sui ritmi, passato ore a controllare e a ricontrollare le mail ricevute. Ho sfracellato i maroni in chat a mia moglie, ovviamente, ma anche a Paz, a Rispostesenzadomanda e a mamma Skiribilla dalla santa pazienza, per non parlare di Vivenda (recentemente proposta per l’immediata beatificazione). A mia volta ho messo il cuore e tutta l’attenzione possibile per rassicurare chi aveva dei timori, memore di quanto bella sia stata l’esperienza del Modena Meet Up. Ho montato cartelli da tavolo, cercato elementi di identità che si potessero fotografare, com’era stato per le nutelline.E il restante tempo… Ho combattuto le mie paure con tutte le mie forze.
Ma l’immaginazione non mi aveva affatto preparata al non trovare nessuno al Castello Sforzesco sabato mattina: un SMS a Nik e l’altro a Skiri, scritti con mani tremanti, indicavano senza ombra di dubbio il materializzarsi di tutte le mie paure: “Ecco, non viene nessuno”. Il terzo a mia moglie “Salvami”, era il compendio di giorni e giorni di fatiche… Per niente, pensavo.
Una voce profonda dal marciapiede ci ha apostrofato “Tumbleri!”, se prima eravamo in tre siamo diventati sei: entrata nel locale il principale non ha commentato che di sedici prenotati fossimo in sette e lì, di fronte a due occhi azzurri che mi han domandato “Va meglio ora?” è cominciato il mio meet up. Fatto di sorrisi, di discorsi portati avanti come fosse passato un solo giorno, di parole taciute e di altre ripetute all’infinito (Cos’è questa storia della musica? Ma tu sei di Milano?), di tanti abbracci e momenti di commozione cui si alternava la mia risata (superata una certa gradazione alcolica, qualcuno è arrivato a chiedermi di registrarla come suoneria… E no, non era Fotonico!), riconoscersi in un istante infinito con Fastlive, che in una vita precedente era sicuramente la mia sorellina figa, l’abbraccio stritolante del Nik, la dolcezza di Xlthlx. L’immaginazione non mi aveva affatto preparata agli occhi da mattina di Natale quando ho consegnato certi adesivi: non ero preparata al vivere la Triennale come una dashboard tridimensionale. Non ero preparata a condividere con “estranei” silenzi che sono abituata a vivere solo coi miei: quei silenzi di cuore possibili solo quando le menti sono già abituate a confrontarsi. Eppure.Sul personale, dentro di me, io ho dato tutto il possibile. Con la maggioranza di voi mi sono comportata come avrei fatto con le persone della mia vita (che sono poche e sono la mia famiglia), lasciando aperto il cuore, lasciando scorrere tutte le energie possibili.
Il risultato, per me stessa, è stato straordinario ed impensabile.
E’ stato che sono riuscita in un qualcosa cui reputavo non essere affatto portata: sono riuscita oltre alle mie stesse più rosee previsioni, oltre alle paure e alle lacrime incastrate tra le ciglia (benedetto sia il mascara water proof sempre, ma benedette soprattutto Vivenda, Blondeinside e Xlthlx, le mie soccorritrici).Quel che mi è tornato indietro -quello che ho scoperto e ricevuto- mi ha restituito una creatività e una gioia di essere che da anni avevo messo da parte: ed è per questo motivo che per me è così difficile parlare del Meet Up milanese. Mi sento cambiata, arricchita e diversa: come se fossi arrivata ad una cima e si dipanassero infiniti contatti ed infinite strade al di là della paura, strade che mi porteranno ad essere migliore, più me stessa, più vicina a quella che avrei voluto diventare.
Sì, avete ragione, devo proprio cambiare pusher.
Ma io di cose dal Meet Up ne ho portate a casa davvero troppe, e ve lo volevo dire.
Grazie a tutti, un abbraccio, vostra LittleChini
La rebloggo per intero, così lo capite anche voi, perché io a questa piccola grande donna voglio un bene dell’anima.

