November 2011
John Surowiecki (Gienka Home from the Ball Bearing Plant, 1943):
“Of the various kinds of intelligence, generosity is the first.”
(via anarchaia)
Di una cosa ringrazierò sempre i miei genitori. In cucina, dove si pranzava e cenava, non c’è mai stata la televisione. Eri costretto a parlare.
Una cosa molto bella, se non hai genitori separati in casa. Ed una sorella maggiore in rotta con la madre. Certe sere mi ricordo quell’atmosfera da striscia di Gaza, dove il minimo commento fuori luogo generava battaglie campali interminabili. A me non restava che erigere, metaforicamente, enormi barricate, dove potermi riparare.
La cucina dava sul cortile intero di casa; quelle case dei primi anni ‘20, quelle color ocra-rosse tipiche di Roma e che oggi sono giallo stinto smog. L’estate, le finestre aperte, mi ricordo ancora il rumore sordo delle mollette per i panni, quando scivolavano via da quelle mani ruvide e cadevano, a piombo, sopra le mattonelle del cortile.
Quel “tac” risuonava per qualche secondo, poi il silenzio del caldo estivo tornava ad avvolgerci tutti, fino a sera, quando durante la cena, senza la televisione, dal nostro cucinino si scatenava di nuovo l’inferno.
Una sera ricordo le urla di mia madre contro mia sorella. Ma forti. Erano talmente forti che la vicina del palazzo di fronte urlò “Basta!”, secco, come se le fosse caduta una molletta per i panni. Mia madre e mia sorella, restarono mute per 2-3 secondi, guardandosi in faccia, prima di esplodere entrambe, coalizzate per l’occasione, verso la vicina rompi coglioni.
Nella più classica maniera popolana romana, con il braccio alzato, o almeno io me lo ricordo ancora così, lasciarono partire uno Scud di “tu fatte liiii caaaazzzzziiiii tuaaaaaaa”. Io ero seduto al tavolo della cucina, con il mio casco blu in testa (metaforico un cazzo che quelle due si menavano sul serio) e per la prima volta, in vita mia, rimpiansi le gag del DriveIn.
Per questo che tutt’ora, quando entro in una casa e vedo la televisione in cucina, mi chiedo sempre “ma i tuoi come facevano a litigare con la TV accesa?”
Scusate, dov’è il tasto per passare rapidamente a letto, ore 23:30?
Grazie.
La mattina ti alzi, fai una doccia e ti prepari la colazione. Poi Ti infili le scarpe distrattamente. Non ci pensi al giorno che hai imparato ad allacciartele, a quando lo hai comunicato al mondo intero con il sorriso sdentato da scolara di seconda elementare. “Guarda mamma, son riuscita a fare il nodo alle scarpe!”. Ci hai provato tutte le mattine prima di andare a scuola, per mesi. Subito dopo aver indossato i calzini, i pantaloni. Ti arrovellavi il cervello e non ci eri mai riuscita, magari tuo padre di aiutava o ti insegnava il trucchetto per farlo alla svelta, che a lui, lo aveva insegnato il nonno. Una volta che hai imparato a fare i lacci non ci pensi più alle scarpe, a come hai preso confidenza con quegli oggetti strani.
Era un anziano partigiano di Brignole.” —3nding (via 3nding)
Non so voi, ma io a queste cazzate non so resistere. (via gravitazero)
Il musicista contesta il prezzo della sua raccolta, 250 euro. E invita anzi a comprarne un’altra, quella di Louis Armstrong.
Che figo.
Una conchiglia più bella del solito | Amedeo Balbi
Signor Balbi si faccia abbracciare.
(via tostoini)- Sean: Do you have a soul mate?
- Will: Define that.
- Sean: Someone you can relate to, someone who opens things up for you.
- Will: Sure, I got plenty.
- Sean: Well, name them.
- Will: Shakespeare, Nietzsche, Frost, O'Conner, Kant, Pope, Locke...
- Sean: Well that's great. They're all dead.
- Will: Not to me, they're not.
- Sean: You can't have a lot of dialogue with them.
- Will: Not without a heater and some serious smelling salts.
Quando chiede una opinione è per sentirsi confermare una cosa che ha già deciso.” —L’ha sicuramente già detta qualcuno prima di me, ma mi pesa il culo a cercare.
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prossimo meetup fonzies e cedrata per tutti.
menù *perfetto*
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E allora non lamentarti, e ringrazia le persone che sono venute. E poi che cazzo, ormai sei maggiorenne da un pezzo, ancora non riesci a dire ad una persona conosciuta su Internet: “Ehi, andiamo a prenderci qualcosa insieme?”. Mah.
Io le persone che ho conosciuto e che ho trovato deliziose le ho ringraziate. Sei carino anche a preoccuparti di questo. Non ringrazio gli altri perché il meetup non è un evento mio a cui invito le persone: è un evento pubblico che ho solo scelto di organizzare io. C’è differenza, sai?
Quanto alle persone, non le conosci sull’internet: le conosci quando le incontri. Per me.
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Se volevi vedere solo una persona, o due, o tre, non potevi organizzarti direttamente con quelle persone, invece di organizzare un meetup? Scusa eh… A me sembra solo che l’hai organizzato per sentirti figa, a giudicare da questo post.
Un meetup è aperto, non è ad inviti. Gli amici che ho li invito a cena: le persone che ancora non conosco, non posso sapere come siano, né mi permetto di invitarle a uscire.
E no, non mi sento figa per averlo organizzato, né per altri motivi, ma grazie della preoccupazione.
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ma come hai fatto e come farai a farlo ancora?
Infatti mi sa che è stata l’ultima volta, tesoro. Che facciano i ggiovini.
Organizzare un meetup è una immensa rottura di coglioni.
Devi coordinare un sacco di gente: chi viene, chi non viene, chi non te lo dice fino all’ultimo, chi non te lo dice e poi viene lo stesso, chi ti dice che viene ottocento volte mandandoti email ask pure il piccione viaggiatore e alla fine non c’è.
Devi trovare un posto che vada bene a tutti (e considerate che tipo solo mia madre faceva tre sughi per la pasta diversa ed eravamo in 5) , senza sapere in quanti sarete. Devi considerare che ci possono essere i vegetariani, i celiaci, gli stronzi e quelli che vogliono mangiare tantissimo spendendo pochissimo. A Milano. In centro (perché dev’essere ovviamente comodo per tutti). Di sabato sera.
Poi magari ne trovi uno e 24 ore prima vai a controllare com’è e scopri che lo hanno trasferito e fa cagare a livelli inimmaginabili. E ti senti responsabile per quelle quaranta persone che mangeranno una cosa scelta da te. E anche se nessuno ti paga, nessuno te lo chiede, e a nessuno importa, passi la serata a cercare un altro posto che vada meglio, incrociando le dita.
Il tutto ovviamente dovendo rispondere a chi si guarda bene dall’organizzare qualsiasi cosa, ma è bravissimo a dirti che come stai facendo tu non va bene.
Perché continuo a farlo? Semplice: perché in mezzo alle persone inutili, quelle noiose, quelle che vengono solo per avere qualcosa di cui sparlare dopo, quelle che vengono solo per vedere che faccia hai (come se fosse una cosa importante), quelle che vengono solo per bere e fare casino, ce n’è sempre almeno una (se sei fortunato anche due o tre) che vale la pena di conoscere.
Poi ci sono quelli che hai già conosciuto altre volte, che magari vedi poco perché vivono lontani e ci son poche occasioni di incontrarsi, e anche per loro - sempre -ne vale la pena.
Gli amanti che non si amano fanno promesse, progetti, si lasciano incastrare dalla passione.” —
Silvio Berlusconi, per alcuni minuti senza badante.
http://nonleggerlo.blogspot.com/ (via nonleggerlo)
RINCHIUDETELO!!! quell’uomo è malato!!!(semi cit.)
Si vede che io e lui abbiamo due concetti di libertà piuttosto diversi.” —METILPARABEN: La libertà secondo Silvio (via letsdoitadada)
Dall’articolo “Il Tg5 stacca il Tg1: cinque punti di share Minzolini: «Non mi dimetto, la colpa è del Gp»” su Corriere.it (via pollicinor)
ma va?