Poche idee, ma confuse.

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    • 2 days ago
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    Trashed Trailer Italiano (di ModusMultimedia)

    Arriva in Italia “Trashed” il docu film di Jeremy Irons sullo smaltimento dei rifiuti nel mondo. L’anteprima a Napoli promossa dai comitati territoriali. Un lavoro d’inchiesta straordinario che mette a nudo la propaganda inceneritorista e ci mostra il vero volto dell’inquinamento su base planetaria.

    Tutti i rifiuti sono dei killer. Quando ti fermi a riflettere dopo i titoli di coda del docu-film “Trashed”, è questo il primo pensiero che ti passa per la mente. Bisogna dire grazie a Jeremy Irons per la realzzazione di questa importantissima inchiesta sui rifiuti in tutto il mondo. L’atttore inglese è protagonista e produttore di “Trashed” che è satato proiettato in anteprima a Napoli il 13 giugno presso l’Hotel Royal a cura di Cittadini Campani per un piano alternativo dei rifiuti. Una sala gremita dove era difficile trovare posto anche per uno spillo. Centinaia di persone sono accorse per la prima. Nelle prime file gli attivisti delle reti e dei coordinamenti protagonisti delle lotte ambientali in Campania, dal Coordinamento Comitati Fuochi alla Rete Commons fino ai promotori della serata introdotta dall’attivista Claudio Pellone.

    Irons ci porta in un viaggio sui sistemi di smaltimento dei rifiuti nel mondo analizzando con il taglio dell’inchiesta giornalistica grazie alla collaborazione di Candida Brady autrice e regista del docu-film, l’impatto sull’ambiente e sulla salute. Testimonianze dirette, pareri di medici, chimici e tecnici dei rifiuti accompagnano il documentario che ha collezionato 17 tra premi internazionali e menzioni speciali. Si comincia dalle discariche e dall’impatto devastante che questo tipo di smaltimento dei rifiuti ha sull’ambiente e sulla salute di chi abita in prossimita’ dei siti. Le immagini di una discarica di rifiuti di ogni tipo che compone una vera e propria montagna di 40 metri su una spiaggia del Libano ed il commento di un profugo palestinese che vive su quella montagna di rifiuti, apre il viaggio nel mondo dei “buchi di monnezza”. L’Inghilterra è il paese europeo con il più alto numero di discariche. L’esempio scelto da Irons per introdurre il tema è la discarica dello Yorkshire sul cui perimetro stranno costruendo 3.000 case e perfino una scuola. Le esalazioni provenienti dalla discarica, dove finiscono anche solventi e smalti, ha avvelenato i comuni circostanti tra il silenzio e la non curanza delle istituzioni. Storie che ci raccontano la realtà drammatica dello smaltimento dei rifiuti in discarica. A New York ci sono 14 discariche di rifiuti di tutti i tipi ormai sature, mentre a Pechino lo spazio fisico per costruirne di nuove semplicemente….non c’e’. La situazione europea, sebbene sia grave con la presenza di discariche in cui finisce di tutto e l’avvelenamento delle falde acquifere e dell’aria provocata dalle esalazioni, è francamente nulla rispetto a quello che Trashed ci fa vedere per descrivere la situazione asiatica. L’esempio scelto è quello della città di Giakarta, capitale dell’Indonesia. 11 milioni di abitanti che sversano i propri rifiuti direttamente in prossimità del fiume della città. Non si può nemmeno definire una discarica ma semplicemente un non-luogo dove i veleni e l’essere umano si mescolano. Per i poveri di Giakarta, circa 1,5 milioni di persone, non esiste nemmeno il servizio di rimozione dei rifiuti. Il fiume, stracolmo di rifiuti sui quali si ereggono le tradizionali palafitte indonesiane, è anche la prinicipale fonte di acqua potabile per i poveri di Giakarta.

    Dalle discariche si passa agli inceneritori. L’approccio di Irons è volutamente laico alla vicenda. «Gli inceneritori vengono definiti l’alternativa pulita alla discariche» è cosi’ che l’attore inglese presenta il tema. Subito dopo ci prende per mano e ci porta in una cittadina islandese dal nome impronunciabile, dove l’inceneritore ha avvelenato completamente i campi circostanti con le emissioni di diossine. «E’ impossibile che un impianto di questo tipo possa funzionare in maniera controllata ogni giorno, pertanto lo sforamento delle emissioni è inevitabile» è questo il parere tecnico raccolto da Irons. Si passa in Francia dove il nesso diossine-tumori viene evidenziato in maniera chiara ed inconfutabile in una piccola valle del Sud. La magistratura francese in un primo momento aveva sentenziato che non essendoci prove che l’inceneritore causasse con le emissioni di diossina l’aumento dei tumori, dovevano essere i cittadini a dimostrare il contrario. Risultato? Oggi l’inceneritore e’ stato chiuso ed abbattuto, ma in quella piccola valle transalpina per decenni si porteranno dietro l’appellativo di “Valle dei tumori”.

    Il documentario si sviluppa provando a fare luce sui numeri. Non esistono cifre precise sul numero di inceneritori al mondo, ma alcuni dati sono certi. Proviamo a metterli in ordine. Negli Usa ci sono 190 inceneritori, la maggior parte dei quali interessati da malfunzionamento ed eccesso di emissione di diossine. Il paese che né ha di piu’ è il Giappone con l’impressionante numero di 469 inceneritori. Non esistono dati del governo Giapponese sulle emissioni degli inceneritori. Ed è qui che entrano in campo i pareri medici. Oltre al professor Paul Connet, molto noto anche in Italia per aver partecipato a numerose mobilitazioni contro discariche ed inceneritori, il parterre messo in piedi da Irons e Brady vede Vyvyan Howard – Professor of Bioimaging at the University of Ulster, Dott.ssa Ana M Soto – professor of cell biology at Tufts University School of Medicine in Boston, USA, Prof. Richard Thompsnon – School of Marine Science and Engineering, Plymouth University, Dr. Linda Birnaum – Director of the National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) of the National Institutes of Health (NIH), and the National Toxicology Program Division. Esperti di fama internazionale specializzati nello studio delle sostanze tossiche. Le conclusioni degli esperti sono inequivocabili. Una percentuale tra il 50% e l’80% dell’inquinamento da diossine nel pianeta è dovuto agli inceneritori; la percentuale di diossine negli esseri umani è spaventosamente schiazzata negli ultimi venti anni, queste sostanze entrano nei nostri tessuti attraverso il processo di biomagnificazione e ci modificano; la nostra catena alimentare è inquinata dalla diossine; la riproduzione degli esseri umani è messa a rischio dall’impressionante presenza di diossine nel nostro corpo che produce, attraverso il sostanziale avvelenamento della placenta con cui queste sostanze si trasmettono ai feti, malformazioni neonatali e morti precoci. Per gli esperti se domani mattina si eliminassero tutte le fonti di diossine nel pianeta ci vorrebbero 6 generazioni per tornare ai livelli accettabili. Dati e conclusioni scientifiche che vanno mostrate con forza ai governi di tutto il mondo ed anche a chi, spesso anche nel mondo dell’informazione, continua a sostenere l’azione innocua degli inceneritori. Le reazioni non possono che essere quelle che Trashed ci mostra nel volto del vice ministro dell’ambiente islandese incalzato da Irons sui danni collaterali degli inceneritori. Balbetii, imbarazzi e lunghi silenzi.
    Il docu film prosegue portandoci in Vietnam. E’ questa con molta probabilità la parte più cruda del documentario in cui lo spettatore sente  un pugno alla bocca dello stomaco. La guerra Usa-Vietnam vide negli anni sessanta l’uso da parte dell’esercito americano del famoso “agente orange”, ovvero nuvole di sostanze tossiche e diossine spruzzata dagli aerei militari sulla vegetazione per stanare i vietcong. Le immagini dei bambini nati malformati sotto naftalina e quelle dei centri dove vengono accolti i bambini sopravvissuti alle malformazioni neonatali ma costretti a vivere una vita di stenti, fanno decisamente effetto. Dagli sfregi lasciati da una guerra di cinquant’anni fa si passa all’inquinamento dei mari. E’ qui che il capitano Charles Moore, oggi a capo di Algalita Marine Research Foundation, racconta di come scopri’ la famosa isola della plastica nell’oceano. Tanti si sono immaginati una sorta di isola di bottiglie galleggianti dal perimetro di svariati kilometri quadrati. Si tratta in realtà dei vortici oceanici, cinque in tutto il mondo, un gioco di correnti che forma un cerchio di migliaia e migliaia di miglia marine. In questo perimetro sotto il pelo dell’acqua, quindi non visibile ad occhio nudo, la plastica sversata nei mari si concentra e viene deperita e sminuzzata. Una sorta di brodo di palstica che inquina tutti i nostri mari e finisce direttamente nei pesci inquinando anche questo pezzo di catena alimentare.

    Trashed è un lavoro completo, ci mostra le alternative, dal trattamento a freddo al modello San Francisco passando per il compostaggio e la vendita di prodotti senza imballaggi, soprattutto lancia una speranza nel presente. Il cambiamento deve essere ora !

    A proposito, sabato 15 giugno a Parma ci sarà la manifestazione contro l’inceneritore dell’Iren…il cambiamento passa anche da qui.

    http://www.globalproject.info/it/in_movimento/trashed-tutti-i-rifiuti-sono-dei-killer/14514

    (via curiositasmundi)

    Source: youtube.com
    • 2 days ago
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  • da grande voglio fare una di quelle sampine lì *__*

    da grande voglio fare una di quelle sampine lì *__*

    Source: mariaemma
    • 2 days ago
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  • dottoressadania:

Bugiardo e incosciente - Paolo Limiti

    dottoressadania:

    Bugiardo e incosciente - Paolo Limiti

    Source: dottoressadania
    • 2 days ago
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  • Source: wirta
    • 3 days ago
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  • thelastdomino:

Ti voglio dire questo: la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota, tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sé.
Osvaldo Soriano - Fùtbol - Storie di calcio

    thelastdomino:

    Ti voglio dire questo: la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota, tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sé.

    Osvaldo Soriano - Fùtbol - Storie di calcio

    Source: thelastdomino
    • 3 days ago
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  • “Oggi in autostrada, sul pilone di un cavalcavia, ho letto la frase di qualcuno che ha scritto semplicemente: Io ti volevo. 1) La trovo più bella dell’intero “Canzoniere” del Petrarca; 2) se lasciavi nome e indirizzo, un abbraccio e una birra non te li toglieva nessuno.”
    — L’amore è il mio forte.:   (via saveme)

    (via oldhabitsdiehard)

    Source: tempibui
    • 3 days ago
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  • occupygezipics:

Doctors confirm that water sprayed from police canons is diluted with chemicals

    occupygezipics:

    Doctors confirm that water sprayed from police canons is diluted with chemicals

    (via ohsodeluxe)

    Source: occupygezipics
    • 3 days ago
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  • “Si fissavano attraverso la luce e nessuno dei due parlava. Leonard stava cercando di formulare un saluto che contenesse le sue scuse. Ma come rendere ragione di qualcosa di tanto auspicato come l’aprirsi di una porta?”
    — Ian McEwan, Lettera a Berlino, Einaudi 1990. (via primavereautunni)
    Source: primavereautunni
    • 3 days ago
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  • broken-clock:

Ci puoi anche provare, ma l’insalata non sarà mai bella come i carboidrati!

    broken-clock:

    Ci puoi anche provare, ma l’insalata non sarà mai bella come i carboidrati!

    (via prezzemolo)

    Source: broken-clock
    • 3 days ago
    • 20 notes
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Dopo le prime note di Imagine, la signora Guler, madre di Ezgi, una bellissima studentessa appena laureata in Pedagogia all’Univesità di Istanbul, inizia a piangere in silenzio. Le lacrime bagnano la mascherina bianca ancora sulla bocca. Poi, quando Davide Martello suona l’ultima strofa della canzone pacifista più famosa del mondo, tre poliziotti rimasti incantati dall’apparizione del musicista italo-tedesco nel bel mezzo di piazza Taksim sotto assedio, mettono a terra i fucili caricati con pallottole di gomma.
“Davide Martello rimarrà per sempre nei miei ricordi come il vero eroe della nostra protesta”, dice con gli occhi lucidi Ayge, una trentacinquenne con un master in economia, mentre il marito Damon, un afroamericano che insegna inglese in un liceo privato, annuisce con un gran sorriso: “Quest’uomo, assieme alla mamma di mia moglie e a tutte le altre madri che sono venute a sostenere i loro figli invece di supplicarli di lasciare Gezi e tornare a casa, come aveva consigliato loro Erdogan, ci hanno salvati. Davide e queste signore sono i nostri eroi ma quel che ha fatto questo giovane uomo è incredibile sotto tutti gli aspetti”. Quel che ha fatto il pianista italo-tedesco, un ragazzone nato a Costanza da genitori originari di Caltanissetta, è stato caricare il pesante pianoforte a coda sul suo furgone e guidare no stop dalla Germania alla Turchia per portare solidarietà con la sua musica ai manifestanti di Occupygezi. Sembra la trama di un film fantasy o una canzone ironica e malinconica di Paolo Conte. E infatti quando Davide era comparso con il suo pianoforte l’altra notte sembrava un miraggio. Qualcuno si domandava se oltre ai gas lacrimogeni e agli spray al peperoncino, la polizia non avesse usato anche qualche sostanza “stupefacente” o un gas sconosciuto in grado di scatenare un’allucinazione collettiva.
Altri invece si domandavano se quindici notti insonni passate in tenda e sotto la pioggia, sommate al terrore che la polizia ripetesse ciò che aveva fatto due sere prima nell’attigua piazza Taksim, non gli avessero dato al cervello. “Davide e il suo pianoforte sembravano irreali, era come se un alieno fosse sceso in mezzo a noi per portare un po’ di pace in questo mondo ingiusto e ci è riuscito. Eravamo tutti terrorizzati, compresa mia mamma che era venuta con tante altre a sostenerci, ma quando ha iniziato a suonare ci ha calmati e dopo qualche minuto ci sentivamo sollevati”, ricorda Bulent, uno studente del liceo linguistico che presta servizio volontario nella libreria allestita a Gezi dai manifestanti. Perché Davide Martello ha suonato tutta la notte, compresa una versione swingata di Bella Ciao, la colonna sonora di questi quindici giorni che hanno mostrato il lato oscuro della Turchia di Erdogan. “Dopo aver visto le immagini di queste persone pacifiche, di questi ragazzi che lottano per la libertà e per la natura, attaccate così brutalmente, ho sentito il bisogno di stargli vicino come so fare. Con la musica”.
Roberta Zunini

    Dopo le prime note di Imagine, la signora Guler, madre di Ezgi, una bellissima studentessa appena laureata in Pedagogia all’Univesità di Istanbul, inizia a piangere in silenzio. Le lacrime bagnano la mascherina bianca ancora sulla bocca. Poi, quando Davide Martello suona l’ultima strofa della canzone pacifista più famosa del mondo, tre poliziotti rimasti incantati dall’apparizione del musicista italo-tedesco nel bel mezzo di piazza Taksim sotto assedio, mettono a terra i fucili caricati con pallottole di gomma.

    “Davide Martello rimarrà per sempre nei miei ricordi come il vero eroe della nostra protesta”, dice con gli occhi lucidi Ayge, una trentacinquenne con un master in economia, mentre il marito Damon, un afroamericano che insegna inglese in un liceo privato, annuisce con un gran sorriso: “Quest’uomo, assieme alla mamma di mia moglie e a tutte le altre madri che sono venute a sostenere i loro figli invece di supplicarli di lasciare Gezi e tornare a casa, come aveva consigliato loro Erdogan, ci hanno salvati. Davide e queste signore sono i nostri eroi ma quel che ha fatto questo giovane uomo è incredibile sotto tutti gli aspetti”. Quel che ha fatto il pianista italo-tedesco, un ragazzone nato a Costanza da genitori originari di Caltanissetta, è stato caricare il pesante pianoforte a coda sul suo furgone e guidare no stop dalla Germania alla Turchia per portare solidarietà con la sua musica ai manifestanti di Occupygezi. Sembra la trama di un film fantasy o una canzone ironica e malinconica di Paolo Conte. E infatti quando Davide era comparso con il suo pianoforte l’altra notte sembrava un miraggio. Qualcuno si domandava se oltre ai gas lacrimogeni e agli spray al peperoncino, la polizia non avesse usato anche qualche sostanza “stupefacente” o un gas sconosciuto in grado di scatenare un’allucinazione collettiva.

    Altri invece si domandavano se quindici notti insonni passate in tenda e sotto la pioggia, sommate al terrore che la polizia ripetesse ciò che aveva fatto due sere prima nell’attigua piazza Taksim, non gli avessero dato al cervello. “Davide e il suo pianoforte sembravano irreali, era come se un alieno fosse sceso in mezzo a noi per portare un po’ di pace in questo mondo ingiusto e ci è riuscito. Eravamo tutti terrorizzati, compresa mia mamma che era venuta con tante altre a sostenerci, ma quando ha iniziato a suonare ci ha calmati e dopo qualche minuto ci sentivamo sollevati”, ricorda Bulent, uno studente del liceo linguistico che presta servizio volontario nella libreria allestita a Gezi dai manifestanti. Perché Davide Martello ha suonato tutta la notte, compresa una versione swingata di Bella Ciao, la colonna sonora di questi quindici giorni che hanno mostrato il lato oscuro della Turchia di Erdogan. “Dopo aver visto le immagini di queste persone pacifiche, di questi ragazzi che lottano per la libertà e per la natura, attaccate così brutalmente, ho sentito il bisogno di stargli vicino come so fare. Con la musica”.

    Roberta Zunini

    (via innertracklist)

    Source: ze-violet
    • 3 days ago
    • 93 notes
  • “Le loro mani stavano bene insieme: in quella stretta salda e intricata c’erano tanti punti di contatto. La luce era bassa e, senza occhiali, Leonard non riusciva neppure a distinguere le proprie dita. Seduto nella stanza gelida e sempre più buia, con quella mano confusa alla sua, gli sembrò di poter gettare via tutta la vita. La sensazione di abbandono era sublime. Qualcosa di lui si rovesciava dentro di lei e il medesimo flusso tornava a diffondersi attraverso il braccio, il petto, fino a formargli quel nodo in gola. Il solo pensiero possibile si articolava in una ripetizione: allora è così, è così, allora è così…”
    — Ian McEwan, Lettera a Berlino, Einaudi 1990. (via primavereautunni)
    Source: primavereautunni
    • 3 days ago
    • 27 notes
  • “Telefonami tra vent’anni,
    io adesso non so cosa dirti,
    non so risponderti,
    e non ho voglia di capirti.”
    — Lucio Dalla (via lamorecambiaformaesitrasforma)

    (via nonsonoincasa)

    Source: lamorecambiaformaesitrasforma
    • 4 days ago
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    • 4 days ago
    • 5 notes
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    • 4 days ago
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