Io vorrei
… che tutti i tumbler che seguo e che seguono me avessero dei contatti/mail/indirizzo dei loro blog per dire a ognuno di loro “è proprio bello quello che posti”. Sfortunatamente, il più delle volte non mi è possibile.Lo l’email l’ho messa, nel tumblr. L’ho messa perché a me piace l’idea di poter dire a chi mi lascia quello che gli/le piace “Anche a me! tanto!”. Però poi non lo faccio (non so perché).
Giò: Io anche l’ho messa la mail, solo che poi rebloggorebloggorebloggo… leggoleggoleggoleggo e finisce che non scrivo ti amo per quello che pubblichi e rimango lì a pensarlo e va a finire che rebloggo di nuovo.
In questi giorni mi sono arrivate delle mail, da lei, lei e lei.
Mi hanno fatto pensare. A cosa stessero a significare. Al senso che può avere la parvenza di conoscenza di persone che non hai mai visto né sentito, eppure… le “senti”. E ho sentito la necessità di staccare, di uscire. Per capire se dedicare tempo ed energie qui mi stesse privando di qualcosa. Ecco cosa ne è venuto fuori.
Sono stata a spasso ieri, in una città mai vista prima, tutto il pomeriggio. Con persone cui voglio bene, senza orari, senza vincoli, con la macchina fotografica in mano (mi son pure fatta odiare un po’) e con l’aria fresca a tagliare il sole luminosissimo. (Adoro questo periodo).
Ho mangiato un gelato strano, bevuto una limonata su una terrazza a dominare la valle, ho mangiato di fronte ad una foto enorme che riproduceva la piazza dove eravano a inizio ‘900. Ho visto una signora con un impermeabile rosso fuoco, come le suole delle sue scarpe. E ci ho visto il bene che si vuole, la cura di sé nonostante l’età, l’amore per i particolari e le cose belle ed originali. Ho annusato la dolcezza di un glicine in fiore. Ho visto riflesso negli occhi di una persona la passione e la promessa di un bacio. Ho sentito l’enormità del cielo su di me, ho desiderato rotolarmi sul tenero verde di un prato appena rasato. Ho sentito il rintocco delle campane, pensando agli stessi suoni persi nei ricordi.
Ho parlato poco (strano), guardato molto, pensato pochissimo.
È stato bello.
Ho capito che mi piace arrivare alle cose prendendomi tutto il tempo per farle. Arrivare casomai un po’ dopo, e mai in anticipo. Le cose che contano mi hanno (quasi sempre) aspettato. Quelle che avrei dovuto rincorrere le ho lasciate andare. E non le ho mai rimpiante. Ognuno ha il suo tempo.
Ho pensato a cosa avrei trovato qui, tornando: come un mondo che va avanti anche quando tu ti prendi una pausa. Al modo in cui quel flusso influisce sui tuoi pensieri, sulla tua vita e al modo in cui tu, nel tuo piccolo, fai lo stesso con esso.
Ho capito che mi piace questa cosa del Tumblr: ho sempre pensato che arrivati a questo punto dell’evoluzione dell’uomo, troppe cose meravigliose sono già state dette, scritte, suonate, dipinte per lasciarle nascoste. Mi piace pensare che ogni informazione torni nuova di zecca, ogni volta che una persona nuova la incontra. Mi piace quando qualcuno vede in una cosa la stessa cose che ho visto io. E mi piace quando ci vede qualcosa di un po’ diverso, e me la indica. Mi piace leggere (un tempo mi piaceva anche di più, e forse succederà ancora). Mi piace avere una finestra (virtuale: per questo forse meno vera, ma con maggiori possibilità di aprirsi su spazi lontani tra loro) che mi metta in contatto con altre persone, con le loro passioni, con i loro dispiaceri e felicità.
Io sono qui a ringraziarvi: non mi sarebbe venuto in mente di aprire uno spazio mio, se quello che ho letto nel vostro non mi fosse piaciuto.