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Io sono assoluta sostenitrice del “riconoscersi”, del “sentire” che l’altro possiede le chiavi giuste. Ma, solitamente, per far sì che queste cose maturino in concreto, c’è bisogno di “vedersi” davvero, vedere il peggio e il meglio di sé e dell’altro, e decidere di restare, perché è quello che si vuole, al di là di tutto.