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E. si è laureata a marzo dell’anno scorso. Lettere moderne. 100 e lode.
Una breve parentesi al servizio civile informa giovani di Cagliari.
Ora è disoccupata da più di 7 mesi.
Per racimolare qualcosa si è messa a fare delle sculture con il gesso.
Le espone ogni domenica mattina al mercato del bastione.
Il giorno prima che ci incontrassimo mi ha detto che aveva fatto un colloquio di lavoro per un negozio di ottica. La mansione non le è stata specificata.
C’erano altre 50 persone insieme a lei, quasi tutti laureati.
Chi le ha fatto il colloquio le ha detto che cercavano persone motivate e grintose.
Le hanno chiesto perché mai avesse scelto lettere come facoltà, si è messa a ridere e ha risposto:
“perché ho sempre desiderato lavorare in un negozio di ottica!”
Mi sono congratulata con lei, abbiamo riso, ci siamo bevute una birra e le ho dato più volte il mio appoggio per farla venire a Milano.
Ma il tono della mia voce era flebile, poco convinto, stanco.
Deve averlo capito, che infondo vie di fuga non ce ne sono.
C’è stato un silenzio di qualche secondo, mentre sorseggiavamo la birra.
“che merda” ha detto piano. Non ho potuto far altro che annuire.