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Io vorrei parlar loro dell’olio di quest’anno, di come fare bene l’amore, di quanto ho pianto qualche sera fa vedendo
primaveraestateautunnoinvernoeancoraprimavera di Kim Ki-duk, del piacere che provo quando posso mischiarmi a migliaia di sconosciuti nelle città del mondo, del fatto che ultimamente sto rileggendo i capitoli dei Promessi Sposi in ordine sparso (e declamo alcune frasi a bassa voce, per vedere se viene fuori la musica dell’italiano), di quando scaldiamo il pane di Altamura nelle cene in campagna e la fragranza mi eccita, dei pomeriggi in cui la malinconia mi assale e vado a soffocarla con due ore di palestra, del vino che gusto sempre più difficilmente, di uno che mi piace da morire ma è lontano e comunque non può/non vuole essere mio, di uno che mi piace poco, che mi fa tenerezza ma che potrebbe essere mio (e che intercetto tutti i fine settimana mentre beve, prima, una birra e, poi, un calice di vino davanti ad un pub di provincia pieno di ragazzine sottili in mini-shorts e tacchi da quindici e ragazzini “fichetta” che fumano). Se parlassi loro di tutte queste cose, forse resterebbero delusi e mi lascerebbero in pace.