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Negli anni del dopoguerra chi non leggeva libri - perchè non ne era in grado, perchè oppresso dal lavoro, perchè privo di strumenti - se ne vergognava, cercava di nasconderlo. E sognava, per i propri figli, un futuro diverso. Oggi chi non legge libri spesso se ne vanta. Lo rivendica come merito. Lo propone come modello. E se il proprio figlio va male a scuola, semplicemente perchè non studia, allora insulta i professori, li tratta come mentecatti, ne parla come falliti: colpevoli di dedicare la loro vita alla scuola per nemmeno 2.000 euro al mese. E lo fa, magari, davanti ai figli, con la stessa scurrile spavalderia appresa dai protagonisti della società-spettacolo che quotidianamente lo circondano.
Paolo Borgna - Clandestinità (e altri errori di destra e di sinistra)
(Source: 3nding, via curiositasmundi)