“Ma per dirtene una: mi sono abituata alla nuova gmail. Oh, mi faceva schifo. Ma schifo sul serio. E adesso manco mi ricordo più com’era quella di prima. Come la vita, alle volte. La fai, vai, corri, ti dici che così non la volevi-non-la-vuoi-no-no-io-no e poi puff, sei lì. Magari con chi non vorresti essere, a sentire cose che non vorresti sentire.
Finisce che ti abitui a sentirti stanca e forse un po’ bugiarda, e come Gmail: com’era prima non te lo ricordi proprio, alle volte.
Ti abitui a sentir ballare il sedere in macchina a causa di buche improbabili di improbabili strade. Sorridi, quando non vuoi sorridere. Almeno però piangi quando ti pare (che è già qualcosa). Macini chilometri, di asfalto e pensiero. Hai una faccia rassegnata, ed ecco, se c’è una roba che ti faceva schifo era la rassegnazione. Eppure, alle volte è quasi un rifugio. Freddo e scomodo, per carità, ma intanto.
Adattarsi non sarà mica un peccato. E poi finisce che ti menti, sapendo di mentire. Finisce che aspetti un bonifico e un arrivo, e tutto slitta in un inquietante parallelismo.
L’essere umano si abitua: alla solitudine, alla compagnia, alla compagnia che ti fa sentire solo.
Si abitua a non farsi domande, ci crederesti? Per fortuna non su tutto. E nemmeno proprio a tutto ci si abitua. Grossomodo.”