Poche idee, ma confuse.

batchiara[at]gmail[dot]com
batchiara[at]gmail[dot]com
  • Domande?
  • rss
  • archive
  • ‎[Ladies and Gentleman] A tale of two cities

    ohsodeluxe:

    soundtrack: http://www.youtube.com/watch?v=wXrYSEOg3Ro


    La finale di Wimbledon 2012 non inizierà domani alle 15 di Greenwich. La finale di Wimbledon 2012 è iniziata qualche giorno or sono, quando Roger “Dogana” Federer è sceso in campo contro il francese Malisse fiducioso di ribadire rapidamente una superiorità ben appurata negli anni e, durante i primissimi giochi, ha sentito una fitta alla schiena. Una fitta di quelle che colpiscono gli atleti trentenni nella zona lombare, cugina del classico colpo della strega che solitamente affligge i baristi quando sollevano i fusti di Hoegaarden senza piegare le ginocchia. 

    Ha subito chiamato il fisioterapista, Dogana, evento più unico che raro. Ha spiegato la natura del dolore e ha ottenuto come risposta un massaggino, un antidolorifico e la mesta valutazione medica di chi ovviamente sa che non c’è niente altro da fare. Con il mal di schiena diventa impossibile giocare al circolo Breda, figurarsi fare a pallate in uno Slam. Nello Slam. 

    Dogana, con lo spirito di chi ci vuole provare, si è alzato, è andato a servire e ha tirato una mozzarella tiepida da 130 Km sulla quale io avrei tirato un missile, figurarsi il biondo Malisse. Il diritto successivo non è andato meglio: una roba inguardabile giocata con la spina dorsale dritta e su una gamba sola, corto, centrale e moscio. 

    Mentre il pubblico già presagiva una lenta ed inguardabile agonia destinata ad un rapido ritiro Dogana, dopo aver subito immediatamente il break, è andato alla risposta. Non si è messo chino a far frullare la racchetta come al solito, ma ha aspettato il servizio avversario dritto come un fusto, la faccia rigida come i lombi. Ha aspettato che la palla arrivasse da lui, fermo, per non dover sentire una fitta, ha aspettato, aspettato… e quando la palla è arrivata ha fatto tac! un choppino tagliato di polso che è morto appena oltre la rete. Si è spostato dall’altra parte del campo, ha aspettato e tac! ha risposto una piattino delicato seguendo a rete in controtempo, a piccoli passetti, in modo da non doversi allungare sulla volèe. E quindi ha continuato così, toccandola piano, una arrotatina angolata di qui, un rovescio smorzato di là, un pallonetto con l’avversario ancora a fondocampo. 

    Insomma, si è tolto la fascetta della Nike, ha messo quella a righe anni ‘70 e ha portato a casa il primo set tirando scemo il povero Malisse con quei trucchetti scomparsi dai campi nel giorno del ritiro di McEnroe. Ha aspettato che arrivassero le palline costernate di un avversario, porello, il cui unico pensiero era “che cazzo sta succedendo” ha aspettato che piovesse, ha aspettato la chiusura del tetto, l’effetto dell’antidolorifico, la furia di un Malisse accecato dalla rabbia. E ha vinto.

    La finale di Wimbledon 2012 è iniziata venti anni fa, quando un ragazzotto scozzese ha iniziato a mettere tutti in riga sotto gli occhi attenti e amorevoli di mamma. Una tizia rossa a metà strada tra l’arpia e la cougar, di quelle che hanno scientemente deciso di avere un figlio campione. Dieci anni di pallate robuste seguite da sguardi rassicuranti verso mamma. sempre pronta a stringere i pugni sui punti importanti, a scorticarsi le mani sui match point, a mostrare uno sguardo rincuorante sulle palle break. In giro per il mondo tutta la vita, con mamma. In giro per il mondo a spaccare tutto fino alle semifinali, per poi fermarsi li ad un passo, tutte le volte. Con il braccio che affossa la palla in rete sul break fondamentale, per paura di dispiacere mamma, per paura di soddisfare quella rompicazzo di mamma, ora affiancata da una fidanzata rossa che, tu guarda, assomiglia proprio a mamma da giovane.

    La finale di Wimbledon 2012 è iniziata a nel 1934, quando l’ultimo britannico ci ha provato, lasciando a te il compito di tenere in casa una coppa che da 80 anni preferisce girare per il mondo. Proprio a te, come non bastasse avere Mamma nel Royal Box, ci volevano pure tutte le altre mamme dell’impero, a rompere il cazzo.

    La finale di Wimbledon 2012 è iniziata nel 1986 ed è continuata nel 1987, quando Pat e Boris, con una incessante, insostenibile, fastidiosa e mirata serie di volley vanificarono ore, settimane, anni di folle allenamento sul servizio e sul passante, impedendoti di palleggiare, di creare quello gioco oppressivo, minaccioso e martellante che tutti chiamavano inferno e tu trovavi confortevole come casa tua. 

    La finale di Wimbledon 2012 è il prosieguo di quelle finali. Da una parte c’è una divinità capace di vincere 3 set facendo solo una costante, inaudita e irragionevole serie di magie. Dall’altra c’è un ragazzotto scozzese che non ha mai vinto nulla, deludendo solo Mamma.

    Ma stavolta, Mamma non c’è. Quando sarà ad un passo dal precipizio Andy si volterà come ha fatto per tutta la vita verso gli spalti, e troverà lui.

    Enjoy.

    Di Davide “Quedex” Giulivi

    Fantastico

    Source: ohsodeluxe
    • July 8, 2012 (11:35 am)
    • 21 notes
    1. bestiario reblogged this from emmanuelnegro
    2. emmanuelnegro reblogged this from ze-violet and added:
      Un giorno sarò milionario e pagherò Quedex per non fare altro nella vita che scrivere.
    3. dottorpeace likes this
    4. onepercentaboutanything likes this
    5. perfectible likes this
    6. puzziker likes this
    7. oldhabitsdiehard reblogged this from batchiara
    8. oldhabitsdiehard likes this
    9. ednavonv likes this
    10. ematipico likes this
    11. ze-violet likes this
    12. ze-violet reblogged this from batchiara and added:
      -
    13. selene reblogged this from batchiara
    14. selene likes this
    15. mollybloom87 likes this
    16. percezioni reblogged this from batchiara
    17. percezioni likes this
    18. lanevesenefrega likes this
    19. rumika reblogged this from ohsodeluxe
    20. batchiara reblogged this from ohsodeluxe and added:
      Fantastico
    21. ohsodeluxe posted this
© 2009–2013 Poche idee, ma confuse.