Poche idee, ma confuse.

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  • C’è uno sketch dei Monthy Pyton in cui un uomo entra in una stanza dicendo di essere “l’uomo invisibile”. L’uomo in realtà si vede benissimo e già qui partono le risate. Lo sketch prosegue allora con l’intervistatore che chiede al sedicente invisibile come mai si attribuisce questa facoltà. L’uomo risponde che al lavoro nessuno gli rivolge la parola, quando torna a casa sua moglie non si accorge di lui e bla bla bla… fin quando l’immagine dell’uomo che racconta non sparisce dalla nostra visione, mentre si sente soltanto la voce. Le risate diventano amare, ma i Monty Python erano piuttosto bravi a fare queste cose.Peter Norman è un esempio di come non solo gli uomini insignificanti riescano a diventare invisibili agli occhi del mondo, ma talvolta questo amaro destino possa essere riservato anche agli eroi. Eroe per caso, verrebbe da dire citando il titolo di un vecchio film di Frears. Ma non siamo qui a parlare di cinema.Peter Norman è un velocista australiano, uno che in Australia corre i 100 e i 200 più forte di chiunque altro e su di lui si hanno grandissime speranze per le olimpiadi che si terranno a Città del Messico. Siamo nel 1968, anno quanto mai travagliato per la storia del mondo. Un anno di disordini sociali in Europa e Stati Uniti, con l’escalation della guerra in Vietnam, il massacro del Biafra, l’assassinio di Bob Kennedy e di Martin Luther King. Ed è anche l’anno dell’introduzione del Tartan, nuova superficie delle piste di atletica della quale si dice un gran bene, soprattutto per le gare di velocità. E in Messico si corre in altura, a più di duemila metri, l’ideale per fare dei gran tempi.Norman si trova ad arrivare in finale nei 200 metri, in un’edizione dove, nei giorni precedenti, le gare di atletica hanno visto dei record eccezionali, alcuni letteralmente disintegrati grazie a risultati che hanno fatto gridare al miracolo. La finale dei 200 metri vede Norman comportarsi benissimo e, in giorni nei quali inizia lo strapotere dei neri nelle gare di velocità, si piazza al secondo posto in mezzo ai due americani Tommie Smith (oro con il nuovo record mondiale) e John Carlos (bronzo). Un bianco in mezzo a due “negri”, come si diceva senza le virgolette una volta.Al momento della premiazione i due americani hanno deciso di indossare un paio di guanti neri e di salire senza scarpe ma con le calze nere in segno di protesta per il razzismo imperante nel loro paese. Il problema è che uno dei due ha dimenticato i guanti nel dormitorio. Norman allora suggerisce: “indossate un guanto per uno”. E poi, visto che i due hanno anche una coccarda dell’OPHR (Olympic Project for Human Rights), un’organizzazione nata nel 1967 per protestare contro la segregazione razziale negli USA, Norman a quel punto dice ai due ragazzi: “io sto con voi, datemi una coccarda e la indosserò durante la premiazione”.*** La premiazione è ben rappresentata da una foto che ormai conoscono tutti ed è diventata un simbolo della protesta in tutto il mondo. Una protesta che avrà strascichi assurdi. Smith e Carlos riceveranno minacce di morte continue, la moglie di uno dei due arriverà a suicidarsi per l’insostenibilità di quella situazione. Smith e Carlos passeranno alla storia come eroi che hanno combattuto per i diritti umani, eroi di un popolo e di una generazione. Nel 2005 l’università di San José erigerà un monumento raffigurante il podio di Messico 1968 con Smith e Carlos che alzano il pugno.Peter Norman verrà osteggiato per sempre dall’atletica australiana. Nonostante raggiunga il tempo necessario per le olimpiadi di Monaco 1972 per cinque volte nei 100 e per tredici volte nei 200, il comitato olimpico australiano preferirà non mandare NESSUNO a correre gli sprint piuttosto che mandare lui, unico caso nella storia dello sport australiano. Lo stesso comitato olimpico australiano non lo inviterà nemmeno ai giochi olimpici di Sidney, né in qualità di tedoforo né di spettatore, come se non fosse mai esistito. Ogni qualvolta si accennerà alla fotografia del podio di Messico 1968 il suo nome non verrà mai menzionato, a differenza di Carlos e Smith. Vivrà nell’anonimato e cadrà preda della depressione e dell’alcool fino alla sua morte, avvenuta per un attacco di cuore nel 2003. Al funerale saranno proprio Carlos e Smith a reggerne il feretro.
Nel monumento all’università di San José raffigurante il podio, il secondo posto è VUOTO. Il tempo (20:06) ottenuto il 16 Ottobre 1968 a Città del Messico sui 200 da Peter Norman è ancora oggi record australiano.
(via Barabba: Gli antieroi - speciale olimpiadi: Peter Norman, l’invisibile)

    C’è uno sketch dei Monthy Pyton in cui un uomo entra in una stanza dicendo di essere “l’uomo invisibile”. L’uomo in realtà si vede benissimo e già qui partono le risate. Lo sketch prosegue allora con l’intervistatore che chiede al sedicente invisibile come mai si attribuisce questa facoltà. L’uomo risponde che al lavoro nessuno gli rivolge la parola, quando torna a casa sua moglie non si accorge di lui e bla bla bla… fin quando l’immagine dell’uomo che racconta non sparisce dalla nostra visione, mentre si sente soltanto la voce. Le risate diventano amare, ma i Monty Python erano piuttosto bravi a fare queste cose.

    Peter Norman è un esempio di come non solo gli uomini insignificanti riescano a diventare invisibili agli occhi del mondo, ma talvolta questo amaro destino possa essere riservato anche agli eroi. Eroe per caso, verrebbe da dire citando il titolo di un vecchio film di Frears. Ma non siamo qui a parlare di cinema.

    Peter Norman è un velocista australiano, uno che in Australia corre i 100 e i 200 più forte di chiunque altro e su di lui si hanno grandissime speranze per le olimpiadi che si terranno a Città del Messico. Siamo nel 1968, anno quanto mai travagliato per la storia del mondo. Un anno di disordini sociali in Europa e Stati Uniti, con l’escalation della guerra in Vietnam, il massacro del Biafra, l’assassinio di Bob Kennedy e di Martin Luther King. Ed è anche l’anno dell’introduzione del Tartan, nuova superficie delle piste di atletica della quale si dice un gran bene, soprattutto per le gare di velocità. E in Messico si corre in altura, a più di duemila metri, l’ideale per fare dei gran tempi.

    Norman si trova ad arrivare in finale nei 200 metri, in un’edizione dove, nei giorni precedenti, le gare di atletica hanno visto dei record eccezionali, alcuni letteralmente disintegrati grazie a risultati che hanno fatto gridare al miracolo. La finale dei 200 metri vede Norman comportarsi benissimo e, in giorni nei quali inizia lo strapotere dei neri nelle gare di velocità, si piazza al secondo posto in mezzo ai due americani Tommie Smith (oro con il nuovo record mondiale) e John Carlos (bronzo). Un bianco in mezzo a due “negri”, come si diceva senza le virgolette una volta.

    Al momento della premiazione i due americani hanno deciso di indossare un paio di guanti neri e di salire senza scarpe ma con le calze nere in segno di protesta per il razzismo imperante nel loro paese. Il problema è che uno dei due ha dimenticato i guanti nel dormitorio. Norman allora suggerisce: “indossate un guanto per uno”. E poi, visto che i due hanno anche una coccarda dell’OPHR (Olympic Project for Human Rights), un’organizzazione nata nel 1967 per protestare contro la segregazione razziale negli USA, Norman a quel punto dice ai due ragazzi: “io sto con voi, datemi una coccarda e la indosserò durante la premiazione”.

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    La premiazione è ben rappresentata da una foto che ormai conoscono tutti ed è diventata un simbolo della protesta in tutto il mondo. Una protesta che avrà strascichi assurdi. Smith e Carlos riceveranno minacce di morte continue, la moglie di uno dei due arriverà a suicidarsi per l’insostenibilità di quella situazione. Smith e Carlos passeranno alla storia come eroi che hanno combattuto per i diritti umani, eroi di un popolo e di una generazione. Nel 2005 l’università di San José erigerà un monumento raffigurante il podio di Messico 1968 con Smith e Carlos che alzano il pugno.

    Peter Norman verrà osteggiato per sempre dall’atletica australiana. Nonostante raggiunga il tempo necessario per le olimpiadi di Monaco 1972 per cinque volte nei 100 e per tredici volte nei 200, il comitato olimpico australiano preferirà non mandare NESSUNO a correre gli sprint piuttosto che mandare lui, unico caso nella storia dello sport australiano. Lo stesso comitato olimpico australiano non lo inviterà nemmeno ai giochi olimpici di Sidney, né in qualità di tedoforo né di spettatore, come se non fosse mai esistito. Ogni qualvolta si accennerà alla fotografia del podio di Messico 1968 il suo nome non verrà mai menzionato, a differenza di Carlos e Smith. Vivrà nell’anonimato e cadrà preda della depressione e dell’alcool fino alla sua morte, avvenuta per un attacco di cuore nel 2003. Al funerale saranno proprio Carlos e Smith a reggerne il feretro.

    Nel monumento all’università di San José raffigurante il podio, il secondo posto è VUOTO. Il tempo (20:06) ottenuto il 16 Ottobre 1968 a Città del Messico sui 200 da Peter Norman è ancora oggi record australiano.

    (via Barabba: Gli antieroi - speciale olimpiadi: Peter Norman, l’invisibile)

    Source: barabba-log.blogspot.it
    • July 27, 2012 (11:03 am)
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