Non si può salvare chi non vuole essere salvato. È una cosa detta e ridetta, ma purtroppo a pochi entra in testa.
“Sai, spesso mi chiedo se la tua sia la scelta più intelligente: vivere perennemente fatto, in attesa di crepare” dice Marta “La maggior parte delle persone si sbatte per vivere a lungo, invecchiare e, caso mai, avere i soldi per farsi cambiare i pannoloni a ottant’anni. Forse sei tu quello che ha capito tutto.”
“Sì, vivere quanto basta e molto anestetizzato da non dovermi rendere conto della merda che ho intorno” continua Luca, accennando un mezzo sorriso.
“Quando l’uomo è stato progettato, penso non sia stato programmato per invecchiare. La vecchiaia l’abbiamo creata noi, prolungando troppo la vita… Sì, forse hai ragione tu, meglio morire giovani e sorridenti con una pera in vena, che a novant’anni quando non ricorderemo nemmeno il nostro nome.”
“La vecchiaia mi spaventa” dice Luca.
“Anche a me.”
“No, a te no. O comunque non abbastanza. I tuoi occhi sono troppo sereni. Tu non hai il terrore della vecchiaia e non sai cosa significhi averlo.”
“Allora descrivimelo…”
“È la coscienza di sapere che ogni respiro che fai, butti via un soffio di vita e di giovinezza e di salute. La vita è bella finché sei abbastanza giovane da godertela. Poi diventa routine.”
“Mi mancherai” sussurra Marta.
“Cosa?”
“Mi mancherai, quando morirai giovane con una pera in vena” ripete Marta.
“Anche tu.”
“No, io non ti mancherò. Tu sarai lì, a farti epiche seghe sulle nuvole e non credo proprio che penserai a me.”
“E tu troverai qualcun altro da aiutare e, forse, questa volta sarà più facile e ti innamorerai, davvero.”