Poche idee, ma confuse.

batchiara[at]gmail[dot]com
  • Domande?
  • rss
  • archive
  • Tra l’invidia e l’ammirazione

    tommaso:

    Come ho confessato ad alcuni, anche quest’anno aspettavo il SuperBowl. Non certo per la partita, dal momento che la mia familiarità con il football americano è pari a quella con il punto croce. Per la pubblicità. Per gli spot tv. Quelli che normalmente, quando mi capita di incrociarli in tv, evito o, se sono in serata, perculo togliendo l’audio e doppiando i dialoghi (attività consigliata in due o più meglio se accompagnata da abbondante uso di birra)

    L’evento sportivo d’eccellenza negli Usa, paragonabile solo alla finale di coppa del mondo di calcio, in mezza Europa risalta per lo più come gran “Galà della pubblicità, in cui la gente nelle pause si spintona” (cit.). Negli anni il prodotto partita è stato confezionato e venduto al meglio. Così che i Brand facessero a gara per avere 30 secondi di visibilità con l’intero paese seduto davanti alla tv. Mezzo minuto che si paga carissimo, si dice 3,5 milioni di dollari.

    E’ per questo che gli spot proposti non sono semplici pubblicità, ma punti di contatto unici con gli statunitensi. Anche quest’anno la palma del miglior spot va ai signori di Chrysler con uno spot stupendo magistralmente interpretato da Clint Eastwood.

    It’s halftime. Both teams are in their locker room discussing what they can do to win this game in the second half. It’s halftime in America too. People are out of work and they’re hurting. And they’re all wondering what they’re going to do to make a comeback. And we’re all scared because this isn’t a game. The people of Detroit know a little something about this. They almost lost everything. But we all pulled together. Now Motor City is fighting again. I’ve seen a lot of tough eras, a lot of downturns in my life, and times when we didn’t understand each other. It seems that we’ve lost our heart at times. The fog of division, discord and blame made it hard to see what lies ahead. But after those trials, we all rallied around what was right, and acted as one. Because that’s what we do. We find a way through tough times and if we can’t find a way then we’ll make one. All that matters now is what’s ahead, how do we come from behind, how do we come together, and how do we win. Detroit’s showing us it can be done. And what’s true about them is true about all of us. This country can’t be knocked out with one punch. We get right back up again and when we do the world’s going to hear the roar of our engines. Yeah. It’s halftime America. And our second half’s about to begin.

    Mantenendo lo stile da vecchio nostalgico veterano che aveva adottato in Gran Torino - film consigliatissimo - Eastwood spezza il clima di festa per un monologo serio in una sequenza di immagini che vede intrecciarsi storie di americani medi, ammesso che esistano ancora.

    L’idea dell’halftime e delle squadre negli spogliatoi è bellissima e carica di significati. Ricorda implicitamente il discorso di Al Pacino di Ogni maledetta Domenica e richiama l’11 Settembre, i disastri delle banche, il collasso economico di Detroit, la “motor city”.

    Così come le immagini scelte: la camminata solitaria al buio ad allontanarsi dallo stadio in festa, il paese che si sveglia e quello che si addormenta, la bandiera (intelligentemente due sole volte!), gli sguardi fieri degli americani e dei pompieri (eroi nazionali nel post 11/9), scene della fabbrica, dove Chrysler diventa il simbolo dell’intera nazione.

    Due minuti molto intensi che richiamano un rispettoso silenzio di un viso scavato da rughe ma tutt’altro che stanco. I valori in ballo sono abusatissimi, specie nella comunicazione politica: la storia del paese, la grandezza delle persone, il richiamo al lavoro e al sacrificio, il desiderio di lasciare ai figli un posto migliore dove vivere. Eppure suonano in maniera efficace. L’orgoglio americano. Che noi proviamo a scimmiottare con risultati ridicoli.

    Ma la grandezza di un paese arriva anche dalla base di valori condivisi, nonché dai significati collettivi e dagli obiettivi comuni. Ecco perché, dopo questo spot, è normale guardare con un po’ invidia e di ammirazione dall’altra parte del mare.

    Source: fastcocreate.com
    • 1 year ago
    • 15 notes
    • #Chrysler
    • #Clint Eastwood
    • #SuperBowl
    • #auto
    • #detroit
    • #football
    • #pubblicità
    • #sport
    • #spot
    • #top
    • #pubblicità che funziona
    • #tv
© 2009–2013 Poche idee, ma confuse.