Poche idee, ma confuse.

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    Caro Emmett C. Burns Jr.,

    Trovo inconcepibile che lei sia stato eletto come delegato dello stato del Maryland. Il suo livore e la sua intolleranza mi imbarazzano, e mi disgusta pensare che lei sia in qualsiasi modo e a qualsiasi livello coinvolto nel processo di formazione delle politiche sociali.

    Le posizioni che lei abbraccia ed espone non prendono in considerazione alcuni punti fondamentali, che illustrerò con dovizia di particolari (potrebbe esserle necessaria l’assunzione di uno stagista che la aiuti con le parole più lunghe):

    1. Come sospettavo, non ha letto la Costituzione, quindi le vorrei ricordare che il Primo, primissimo emendamento di questo fondamentale documento si occupa della libertà di parola, e in particolar modo delle limitazioni di tale libertà.
    Utilizzando la sua posizione istituzionale (facendo riferimento ai suoi elettori in modo da minacciare implicitamente la gestione dei Ravens) per dichiarare che i Ravens dovrebbero «scoraggiare dichiarazioni di questo genere» da parte dei loro dipendenti – nello specifico Brendon Ayanbadejo – non solo lei sta chiaramente violando il Primo Emendamento, ma dimostra di essere una narcisista macchia di merda.

    Che cosa mai l’ha fatta diventare così stupido? Mi sconcerta che un uomo come lei, che fa affidamento sullo stesso Primo Emendamento per coltivare i propri studi religiosi senza timore di ritorsioni da parte dello Stato, possa giustificare il soffocamento del diritto alla libertà di espressione di qualcun altro. Chiamare “ipocrita” un uomo come lei sarebbe mancare di rispetto alla parola. “Osceno, assurdo ipocrita del cazzo” è un po’ più appropriato, forse.

    2. «Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con questa presa di posizione e ritengono che [questi argomenti] non debbano avere posto nello sport, che dovrebbe riguardare il tifo, l’intrattenimento, l’entusiasmo e nient’altro». Santo cielo, quante stronzate. Ha sul serio detto questa roba, lei che è stato «attivamente coinvolto nelle task force del governo che si sono occupate delle conseguenze culturali e sociali della schiavitù in Maryland» (come recita la sua voce di Wikipedia, ndt)? Non ha mai sentito parlare di Kenny Washington? Di Jackie Robinson? Nel 1962 la NFL prevedeva ancora la segregazione razziale, che è stata spazzata via grazie a atleti e allenatori coraggiosi che hanno osato esprimere il loro parere e fare la cosa giusta.
    E nonostante tutto questo lei è capace di dire che la politica e le questioni politiche «non dovrebbero avere un posto nello sport»? Non so neanche da dove cominciare per immaginare la dissonanza cognitiva che con ogni probabilità sconvolge in questo momento la sua mente confusa e marcia, e la ginnastica mentale con cui il suo cervello si è contorto fino a produrre una dichiarazione così assurda da meritare una medaglia d’oro olimpica (il giudice russo sicuramente le darebbe 10, per “bellissimo repressivismo”).

    3. Questo è più un mio dubbio personale. Ma perché odia la libertà? Perché odia il fatto che altre persone vogliano avere la possibilità di vivere le loro vite ed essere felici, anche se la pensano in modo diverso dal suo, o si comportano in modo diverso? In che modo, in che forma, la riguarda il matrimonio gay? In che modo influisce sulla sua vita? Teme che se il matrimonio gay diventasse legale, lei comincerebbe all’improvviso a pensare al pene? «Oh merda, il matrimonio gay è stato approvato, devo subito correre a farmi sfondare di cazzi!». Ha paura che tutti i suoi amici diventino gay e non vengano più la domenica a vedere le partite da lei? (Comunque è improbabile, dato che anche ai gay piace guardare il football).

    Posso assicurarle che il matrimonio gay non avrà alcun effetto sulla sua vita. I gay non verranno a casa sua a rubare i suoi figli. Non la trasformeranno magicamente in un lussurioso mostro mangiacazzi. Non rovesceranno il governo in un’orgia di edonistica dissolutezza soltanto perché all’improvviso avranno gli stessi diritti del 90 per cento della nostra popolazione – diritti come le indennità della previdenza, agevolazioni fiscali per chi ha figli, i permessi familiari o i congedi per malattia per prendersi cura dei propri cari, e l’assistenza sanitaria estesa a coniugi e figli. Sa che cosa farà ai gay il fatto di avere questi diritti? Li renderà cittadini americani a tutti gli effetti, proprio come tutti gli altri, con la libertà di perseguire la felicità con tutto ciò che questo comporta. Le dicono niente le battaglie per i diritti civili degli ultimi 200 anni?

    In conclusione, spero che questa lettera, in qualche modo, la porti a riflettere sulla dimensione del colossale casino che lei ha spudoratamente scatenato ai danni di una persona il cui solo crimine è stato esporsi per qualcosa in cui credeva. Buona fortuna per le prossime elezioni, sono certo che ne avrà bisogno.

    Cordialmente,
    Chris Kluwe

    P.S. Mi sono dannatamente esposto sulla questione del matrimonio gay, quindi può anche prendere il suo «non sono a conoscenza di altri giocatori della NFL che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo» e ficcarselo nella sua piccola boccaccia priva di empatia, strozzandocisi. Stronzo.

    ”
    —
    La lettera molto colorita con cui un giocatore di football ha difeso un suo collega, attaccato da un politico per essersi espresso in favore del matrimonio gay «Santo cielo, quante stronzate»
    (via tommaso)
    Source: tommaso
    • 8 months ago
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  • Tra l’invidia e l’ammirazione

    tommaso:

    Come ho confessato ad alcuni, anche quest’anno aspettavo il SuperBowl. Non certo per la partita, dal momento che la mia familiarità con il football americano è pari a quella con il punto croce. Per la pubblicità. Per gli spot tv. Quelli che normalmente, quando mi capita di incrociarli in tv, evito o, se sono in serata, perculo togliendo l’audio e doppiando i dialoghi (attività consigliata in due o più meglio se accompagnata da abbondante uso di birra)

    L’evento sportivo d’eccellenza negli Usa, paragonabile solo alla finale di coppa del mondo di calcio, in mezza Europa risalta per lo più come gran “Galà della pubblicità, in cui la gente nelle pause si spintona” (cit.). Negli anni il prodotto partita è stato confezionato e venduto al meglio. Così che i Brand facessero a gara per avere 30 secondi di visibilità con l’intero paese seduto davanti alla tv. Mezzo minuto che si paga carissimo, si dice 3,5 milioni di dollari.

    E’ per questo che gli spot proposti non sono semplici pubblicità, ma punti di contatto unici con gli statunitensi. Anche quest’anno la palma del miglior spot va ai signori di Chrysler con uno spot stupendo magistralmente interpretato da Clint Eastwood.

    It’s halftime. Both teams are in their locker room discussing what they can do to win this game in the second half. It’s halftime in America too. People are out of work and they’re hurting. And they’re all wondering what they’re going to do to make a comeback. And we’re all scared because this isn’t a game. The people of Detroit know a little something about this. They almost lost everything. But we all pulled together. Now Motor City is fighting again. I’ve seen a lot of tough eras, a lot of downturns in my life, and times when we didn’t understand each other. It seems that we’ve lost our heart at times. The fog of division, discord and blame made it hard to see what lies ahead. But after those trials, we all rallied around what was right, and acted as one. Because that’s what we do. We find a way through tough times and if we can’t find a way then we’ll make one. All that matters now is what’s ahead, how do we come from behind, how do we come together, and how do we win. Detroit’s showing us it can be done. And what’s true about them is true about all of us. This country can’t be knocked out with one punch. We get right back up again and when we do the world’s going to hear the roar of our engines. Yeah. It’s halftime America. And our second half’s about to begin.

    Mantenendo lo stile da vecchio nostalgico veterano che aveva adottato in Gran Torino - film consigliatissimo - Eastwood spezza il clima di festa per un monologo serio in una sequenza di immagini che vede intrecciarsi storie di americani medi, ammesso che esistano ancora.

    L’idea dell’halftime e delle squadre negli spogliatoi è bellissima e carica di significati. Ricorda implicitamente il discorso di Al Pacino di Ogni maledetta Domenica e richiama l’11 Settembre, i disastri delle banche, il collasso economico di Detroit, la “motor city”.

    Così come le immagini scelte: la camminata solitaria al buio ad allontanarsi dallo stadio in festa, il paese che si sveglia e quello che si addormenta, la bandiera (intelligentemente due sole volte!), gli sguardi fieri degli americani e dei pompieri (eroi nazionali nel post 11/9), scene della fabbrica, dove Chrysler diventa il simbolo dell’intera nazione.

    Due minuti molto intensi che richiamano un rispettoso silenzio di un viso scavato da rughe ma tutt’altro che stanco. I valori in ballo sono abusatissimi, specie nella comunicazione politica: la storia del paese, la grandezza delle persone, il richiamo al lavoro e al sacrificio, il desiderio di lasciare ai figli un posto migliore dove vivere. Eppure suonano in maniera efficace. L’orgoglio americano. Che noi proviamo a scimmiottare con risultati ridicoli.

    Ma la grandezza di un paese arriva anche dalla base di valori condivisi, nonché dai significati collettivi e dagli obiettivi comuni. Ecco perché, dopo questo spot, è normale guardare con un po’ invidia e di ammirazione dall’altra parte del mare.

    Source: fastcocreate.com
    • 1 year ago
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